mi piace vivere osservare imparare parlare scrivere fare.E' troppo?Sono sempre in movimento,con la mente,con la fantasia,sempre qualcosa da fare,anche cose inutili.Poi leggo molto,di tutto,ma preferisco romanzi classici e buona poesia.Creo qualcosa,patchwork,decoupage, amo il giardinaggio la cucina,non sono suscettibile,ma amo la buona educazione e le buone maniere.
“Il mondo è un libro e coloro che non viaggiano è come se leggessero una sola pagina”-S:Agostino
L'idea del viaggio mi ha sempre affascinata,viaggiare è camminare spostarsi cambiare l’orizzonte,adeguare le abitudini.
I miei primi viaggi?no,non ho viaggiato moltissimo,in particolare per i primi 15 anni.
Ma già per frequentare la scuola elementare,facevo ogni giorno circa un chilometro,a piedi,seguendo il torrente,meglio la fiumara,in senso contrario al suo corso,quindi avvicinandomi quasi alla sua sorgente.
E lo chiamiamo viaggiare?Non nel senso comune del termine,certo no,ma nella sua accezione di viaggio come conoscenza,questo sì.
Le persone che incontravo,strada facendo,le cose che potevo osservare,con gli occhi di bambina di sicuro curiosa,il cambiamento della natura,degli alberi dello stesso corso d’acqua durante l’alternarsi delle stagioni,i piccoli animali,insetti,anfibi che stazionavano nelle pozze d’acqua,erano una inesauribile fonte di curiosità che qualche volta venivano soddisfatte dal maestro dai genitori,dalle persone adulte.
Diciamo che era un po’ l’abbeccecedario della conoscenza,ma da qualche parte bisogna pur partire.
Crescendo e spostandomi in giro per l’Italia,per motivi diversi,ho letto pagine meravigliose ,perché ho conosciuto le diversità di paesaggi ,di persone ,di fiori,animali-
La passione del viaggio,la gioia del partire,il piacere di ritornare,pensando già alla prossima avventura,con la persona che ami è un ulteriore arricchimento.
Auto treno aereo nave,tutto pur di partire,e l’imprevisto
diventava sfida.
Poi le cose cambiano,qualche volta drasticamente,e così ora pur continuando a spostarmi,mi rimane l’ansia della partenza,pensando già al ritorno.
E di questo libro credo di essere arrivato alla fine.
E tento di ricostruire classificare archiviare ricordi sensazioni stupori:l’azzurro del cielo sopra di noi,un mare blu inchiostro il bagliore di un lampo che squarcia nere nuvole gravide di pioggia,una distesa di giallo che copre morbide colline,il viola pervinca di un campo di lino che accondiscende alle carezze di brezze mattutine,il volo di aironi migranti,il richiamo di un gheppio o una civetta,abbarbicati nell’incavo di una roccia,al calar della sera il sorriso triste di una bambina incontrata per caso,il vociare festante all’uscita di una scuola,a qualsiasi latitudine,un letto trovato per caso o per fortuna,a notte tarda,in uno sperduto paesino e il giorno dopo magari un albergo accogliente e pretenziosamente di classe,superfluo per poche ore di sonno.
Ancora una volta parto da un concetto serio,importante poi finisco col perdere il filo ,la strada maestra,per annegare fra i ricordi.
Sta diventando una pericolosa abitudine,bisogna che mi controlli.
Avevamo comprato un cesto di canna,quelli artigianali,fatti a mano,dalla forma un po’ particolare: basso ovale con un largo manico,di verghe di ulivo intrecciate ,serviva ai venditori di pesce,per presentare e portare in giro il pesce fresco .Era l’anno 1972,appena arrivati ad Acitrezza, paese di pescatori e di pescivendoli per antonomasia. Era insolito,per me ma bello e funzionale .Lo usavo per tutto,le noci e le mandorle da asciugare al sole,fichi freschi ,frutta di stagione di nostra produzione,l’uva saporita le verdure,le melanzane i peperoni. Quante ne ha viste,povero cestino!Ma ha sopportato sempre bene ogni peso,ogni sfizio ogni sapore,Ha subito anche tanti traslochi,troppi . Tre solamente ad Acitrezza in soli sei anni,anche se si è trattato di traslochi un po’ particolari:quando la nostra padrona di casa si trovava libero un appartamento accanto al nostro,ma in posizione più felice e gradevole,ce lo proponeva e noi accettavamo di buon grado.Ultimo,al secondo piano della villetta,terrazza coperta panorama da capogiro sui faraglioni,e, sempre fedele compagno il cesto di canna! Immortalato nelle foto in campagna,pieno di ortaggi, circondato da bambini e nonna,ci ha seguito anche nella villetta sull'etnai,poi ancora a G. che sarebbe diventata la nostra definitiva sede abitativa ,almeno fino ad oggi E proprio questo autunno l'ho riscoperto,caro vecchio cestino,| nel tentativo,ancora una volta di sistemate dell’uva,buona,la nostra uva,bianca con dentro il colore ed il sapore del sole,sapore di miele di fiori ed erbe selvatiche.. E penso che sono passati trentatre anni, in compagnia del vecchio paniere: le cose gli oggetti che scegliamo,anche quando hanno funzioni banali,quotidiane,non nobili,tuttavia ci appartengono,sono vive .
Con rammarico,mi accorgo ,di ritorno da uno dei miei viaggi,non certo di piacere,che mio figlio,nel tentativo di pulire,svecchiare,come dice lui,ha eliminato anche il mio vecchio,caro cestino di canna! Ma che diritto aveva di eliminarlo,senza neanche pensare per un momento che ,se aveva resistito per tanti anni,amorevolmente usato,ci doveva essere un altro valido motivo che non quello della mera necessità?
Ma i ricordi non sono cose per giovani,loro devono ancora crearseli,i ricordi,vivendo.
I ricordi sono un regalo che la vita fa agli anni,per renderli più leggeri e più vivibili.
Cara mamma,sento il bisogno di scrivere qualcosa per te,pur sapendo che non leggerai mai quello che sto scrivendoti:non frequenti questi luoghi e non conosci queste diavolerie,anche se sei sempre stata curiosa verso ogni novità,perchè era un modo per non perdere di vista noi figli ed ancora di più i tuoi tanti nipoti: non è certo la maniera di comunicare che a te è mai mancata!
Quest'ultimo anno sono da te appena posso,ti sto accanto dandoti quanto mi è possibile:mi invento storie,per te,mi invento cibi particolari,pur di farti mangiare,ti acconteno e ti ascolto quando hai voglia di parlare ,di raccontare.
Mi trovo,figlia già avanti negli anni,ad usare metodi, accorgimenti, cure che di solito dedichiamo a figli e nipoti.Ma non è la stessa cosa.accudivo i miei bimbi,raccontando storie inventate al momento,ma tu non hai bisogno delle mie favole.....
Avresti bisogno che noi tutti,che ci alterniamo per non lasciarti mai sola,potessimo rassicurarti e dirti che presto sarai ancora in piedi,girerai per casa ,sempre indaffarata in mille faccende,potrai prepapare ancora i dolci che piacciono tanto ai tuoi nipoti,fare la parmigiana che M.ti chiedeva ogni volta che tornava a casa,e giorni ,lavorare a uncinetto,perchè c'era sempre qualcuno cui avevi promesso qualcosa.
Avresti bisogno,.....
E noi non possiamo,non vogliamo creare illusioni,anche perchè la tua razionalità e la tua lucidità ne uscirebbero ferite.
Sappi che faremo di tutto per farti stare meno peggio,per darti qualche ora di serenità,farti sorridere ancora,magari anche ricorrendo a stratagemmi dubbi.Altro non possiamo.
Il Natale mi ha vista lontana da voi tutti,come pure il Capodanno,ma so che non sei sola,che sono tutti vicino a te.
Ciao,mamma e regalaci ancora altri " Natale"